CHI SONO
Mi chiamo Giada Bianchi e sono un'artista e ricercatrice indipendente.
Il centro del mio lavoro è l'osservazione del reale. Attraverso la pittura, la scrittura e pratiche situate nei luoghi esploro le relazioni che emergono tra persone, presenze, luci, movimenti, tempi e condizioni condivise.
Le mie opere non nascono dalla rappresentazione di ciò che vedo, ma dall'osservazione delle configurazioni relazionali che si manifestano in un determinato momento. Nel corso degli anni questa ricerca si è sviluppata attraverso l'ascolto di testimonianze, progetti collettivi, pratiche partecipative e, più recentemente, attraverso l'osservazione diretta del reale nel momento in cui accade.
Da questa ricerca sono nati i dipinti, il Vocabolario Collettivo della Realtà, gli istanti, percorsi di osservazione condivisa e Chesa Altrova, una dimora in Engadina sviluppata attorno a questo stesso modo di stare in relazione con il mondo.
Accanto alla pratica artistica conduco telefonate, camminate, corsi e percorsi esperienziali che permettono ad altre persone di entrare in contatto con il processo di osservazione che alimenta il mio lavoro.
La mia ricerca intreccia esperienza sul campo, pratica artistica e studio teorico. Ho conseguito un Master in Scienza, Filosofia e Teologia delle Religioni presso l'Università della Svizzera italiana, dedicando la mia ricerca al rapporto tra sacro e vita contemporanea.
Quello che cerco di creare sono situazioni in cui il reale possa tornare a essere percepito e incontrato attraverso attenzione, esperienza e relazione.
Cosa si vive in queste esperienze
Le esperienze che creo non servono a spiegare il mondo o a interpretare la vita delle persone. Aprono piuttosto uno spazio in cui il reale può smettere, anche solo per un momento, di scorrere distrattamente.
Molte persone arrivano perché sentono che qualcosa, nella velocità quotidiana, continua a sfuggire. Non cercano una risposta o una tecnica, ma un modo più diretto di osservare ciò che accade e di entrare in relazione con il reale.
Da dove parlo
Vivo e lavoro in Engadina, in montagna. Questo paesaggio ha influenzato profondamente il mio modo di osservare, ascoltare e sviluppare il lavoro.
La montagna richiede una forma di attenzione concreta: ai tempi, ai cambiamenti del clima, alla presenza del corpo nello spazio, alle relazioni continue tra persone, ambiente e condizioni esterne. È un territorio in cui il reale difficilmente resta semplice sfondo.
Molte delle opere, delle esperienze e delle osservazioni che alimentano la mia ricerca nascono qui, tra laghi, boschi, paesi e attraversamenti quotidiani. Questo rapporto con il territorio ha inciso anche nel mio modo di lavorare: privilegiare il tempo alla velocità, l’esperienza diretta all’accumulo di immagini, l’ascolto alla sovrapposizione continua di interpretazioni.
Opero principalmente tra Engadina, Mesolcina e Ticino, collaborando anche con altri contesti che desiderano essere attraversati attraverso pratiche situate di ascolto, osservazione e relazione con il reale.
Come lavoro
Ogni esperienza e ogni opera nascono dal contesto reale in cui prendono forma: un luogo, una conversazione, un attraversamento, una situazione condivisa, una condizione particolare o un momento osservato nel suo accadere.
Non applico metodi rigidi o format identici tra loro. Lavoro a partire da ciò che è presente e dalle relazioni che emergono tra persone, luoghi, luci, movimenti, parole, immagini e tempo condiviso.
Al centro della mia ricerca ci sono relazioni che emergono nel reale e il modo in cui diventano percepibili. A volte questo accade durante una camminata, altre nell'osservazione di un luogo, nell'ascolto di una testimonianza, in una variazione della luce o nell'incontro inatteso tra elementi presenti nello stesso momento.
Gli istanti rappresentano una delle forme attraverso cui queste relazioni si manifestano: momenti in cui qualcosa smette di restare semplice sfondo e inizia a mostrarsi con maggiore evidenza.
La scrittura attraversa tutto il mio lavoro. Una scrittura poetica ma concreta, sviluppata attraverso l'esperienza diretta dei luoghi, dell'osservazione e dell'ascolto. Da questa pratica nascono testi, raccolte collettive, dispositivi narrativi ed esperienze partecipative.
La pittura occupa un ruolo centrale all'interno della ricerca. Le opere non rappresentano ciò che viene osservato, ma cercano di tradurre le relazioni che emergono nel campo percepito. Le prime serie sono nate da processi di ascolto di testimonianze condivise; oggi il lavoro si sviluppa anche attraverso l'osservazione diretta del reale, da cui emergono forme, ritmi, tensioni, densità e configurazioni che prendono progressivamente corpo sulla superficie pittorica.
Alcuni lavori prendono forma in incontri singoli. Altri richiedono tempi lunghi, ritorni e continuità. Ogni progetto cerca il proprio ritmo, senza accelerare artificialmente ciò che ha bisogno di tempo per emergere.
I lavori sviluppati negli anni precedenti sono raccolti nell’archivio.
Collaborazioni
Collaboro con realtà culturali, territori, istituzioni, gruppi e contesti che desiderano sviluppare esperienze di relazione con i luoghi e con ciò che accade al loro interno.
Il mio lavoro può prendere forma attraverso opere, camminate, pratiche di osservazione, raccolte di istanti, dispositivi narrativi, processi partecipativi e progetti sviluppati a partire da specifici contesti o territori.
Non lavoro per rappresentare un luogo dall’esterno o costruirne una narrazione turistica. Cerco piuttosto di creare condizioni in cui quel luogo possa essere incontrato attraverso esperienza diretta, attenzione e relazione.
Sono anche accompagnatrice di visite guidate diplomata, una formazione che integro nel mio lavoro per costruire attraversamenti concreti, situati e condivisi dei territori.
Ogni collaborazione nasce dal dialogo con il contesto specifico e dalle persone coinvolte. Per questo non propongo format standardizzati, ma pratiche che prendono forma a partire dal luogo, dal tempo e dalle relazioni presenti.