13 giugno 2025
#1
Sulla soglia, dentro il legame
Questa prima newsletter sarà un po’ più lunga delle altre (credo). È la numero uno, perciò è anche un piccolo rito di apertura: contiene alcune radici, le scelte che ho fatto, il perché di certi passaggi. Le prossime (forse) saranno più lievi, ma porteranno con sé lo stesso intento: coltivare il legame, una parola alla volta.
In questa newsletter troverai una parola da attraversare insieme — la soglia — e il tentativo di abitarla in cinque modi: nello spazio, nel tempo, nel gesto, nel corpo e nella quotidianità. Ti racconterò da dove nasce questo progetto, cosa intendo per legame e mitopoiesi diffusa, e come puoi partecipare, se vuoi, a costruire le prossime parole collettive.
Buona lettura, con lentezza.
Sulla soglia del legame
Ho iniziato a interrogarmi sul legame quando mi sono accorta che gran parte del mio modo di stare al mondo passava attraverso il giudizio e l’opinione. Me ne sono resa conto soprattutto dopo essermi trasferita in montagna, dove le passeggiate si rivelavano più dei monologhi interiori che non incontri con il paesaggio.
Lì è cominciata la mia vera ricerca, provare cioè a creare connessioni non a partire da ciò che pensavo ma da ciò che vivevo. E questa è diventata anche la mia arte, dove ho cercato di dare forma a parole e dipinti nati dall’esperienza collettiva e non dall’opinione. In quegli anni – ormai più di dieci – mi sono accorta che il legame tra chi mi inviava una testimonianza e l’evento che aveva vissuto non rimaneva chiuso in quell’istante ma si trasformava, prendendo nuove direzioni. Le storie ricevute non erano immagini immobili, delle semplici istantanee vocali, ma cominciavano a dialogare tra loro, intrecciandosi come rami mossi dallo stesso vento. Anzi, potrei dire che quel vento nasceva proprio dall’incontro tra le loro voci. Sentirlo scorrere tra le dita è stata una delle esperienze più forti che abbia mai vissuto. Direi un’esperienza di soglia — giusto per iniziare a entrare nel tema di questa newsletter.
Per approfondire la questione del legame, mi sono iscritta a un master in scienza, filosofia e teologia delle religioni, dove ho potuto indagare argomenti a me cari come il "collante del sacro", la forza delle grandi narrazioni e la capacità delle storie collettive di creare appartenenza – temi su cui sto ora scrivendo la tesi.
È proprio da questa ricerca che nasce la forma di questa newsletter: un modo per tornare a parlare di legame, esplorandolo ogni mese attraverso una parola-mondo vista nelle cinque dimensioni che ho scelto di utilizzare.
Perché iniziare dalla soglia
Come prima parola da abitare ho scelto proprio lei: LA SOGLIA. D’altronde ogni inizio ha bisogno di un passaggio. La soglia infatti è quel luogo fragile e potente in cui qualcosa finisce e qualcosa inizia, anche se non sempre sappiamo di cosa si tratta. È il punto in cui ci si ferma un attimo prima di attraversare, dove tutto sembra ancora possibile ma persino impossibile, in eguale misura.
Da sempre, le soglie sono più di un semplice passaggio: sono momenti che segnano un prima e un dopo. Nell’antichità, attraversarne una significava entrare in un altro mondo, partecipare a un diverso ordine di realtà. Anche oggi, senza nemmeno accorgercene, ci troviamo di fronte a soglie quotidiane che possono trasformarci. Una porta che si apre, un cambio di luce, un gesto fatto per la prima volta: in quei piccoli atti si concentra un’intera possibilità.
Non sono solo eventi esteriori, ma movimenti interiori che ci toccano. Una porta che si apre può segnare l’inizio di un incontro, o di un nuovo modo di vedere le cose. Un gesto inedito rompe la ripetizione, ci espone all’ignoto e crea lo spazio per qualcosa di nuovo. È lì che può nascere un cambiamento: in quel breve, delicato passaggio tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando.
La soglia, insomma, è l’esperienza viva del passaggio. E ogni passaggio – per quanto piccolo – può trasformarci.
Ho scelto di cominciare da qui perché ogni legame, prima di prendere forma, ha bisogno di un varco. E ogni parola che vogliamo comprendere davvero chiede di essere attraversata, non solo pensata. La soglia ci invita quindi a non restare fermi ai margini, ma ad entrare. È il luogo del rischio ma anche della possibilità. E a volte basta davvero poco: un passo, uno sguardo, un gesto silenzioso. E da lì, qualcosa cambia.
Le cinque dimensioni del legame
Ogni parola è un mondo. Ma non basta nominarlo: per abitarlo occorre entrarci e stare. Per questo, nelle mie newsletter, ogni parola-mondo verrà esplorata attraverso cinque dimensioni fondamentali del nostro vivere: lo spazio, il tempo, il gesto, il corpo e la quotidianità.
Queste non sono semplici categorie. Sono i luoghi dove accade – spesso in silenzio – il nostro legame con il mondo. Le ho scelte perché, nel mio percorso di ricerca, ho compreso che il legame non è solo un sentimento, ma un’esperienza concreta che prende forma nello spazio che attraversiamo, nel tempo che abitiamo, nei gesti che compiamo, nel corpo che siamo e nella vita di tutti i giorni.
Ogni parola che esploreremo sarà come una soglia, e queste cinque dimensioni saranno i suoi passaggi. Perché sono dell’idea che il senso non nasce da un concetto ma da un incontro: tra dentro e fuori, tra memoria e presenza, tra me e il mondo.
1 - LA SOGLIA NELLO SPAZIO: Esistono soglie fisiche che attraversiamo ogni giorno senza pensarci: una porta, una scala, un ingresso, un confine tra interno ed esterno. Ma c’è anche uno spazio mentale che si apre: la soglia come luogo di passaggio tra un dentro e un fuori, tra ciò che conosciamo e ciò che ci aspetta. Un esempio? L’uscita da una stazione ferroviaria in una città sconosciuta: il momento in cui i passi si fanno incerti ma il mondo si rivela. Ho netta la sensazione della volta che sono uscita dalla metropolitana a Parigi durante un viaggio in solitaria: quel batticuore lì, quel misto fra timore e meraviglia. Ma devo dire la verità: il batticuore ce l’ho anche ogni volta che entro nella natura, persino quella dietro casa in cui mi reco ogni mattina. Il bosco per me è sempre una soglia, una tensione costante fra il volere e il temere, fra la necessità e la spinta a perdersi, fra l’attrazione e il desiderio di restare ai margini.
2 - LA SOGLIA NEL TEMPO: Una soglia può essere un attimo che separa il prima dal dopo. Una decisione, una perdita, un incontro. C’è un tempo della soglia che non è fatto di minuti, ma di intensità. È il tempo sospeso tra una parola non detta e una che sta per essere pronunciata. Come quando si resta in silenzio prima di iniziare a raccontare qualcosa di vero: lì, si apre un tempo nuovo. Ho vissuto proprio ieri questo momento, quando in un discorso si è creata una sospensione e mi son decisa ad aprire una porta ponendo una domanda diretta, senza sapere bene cosa ci avrei trovato dietro.
3 - LA SOGLIA NEL GESTO: Spesso è un gesto minuscolo a segnare il passaggio. Spegnere una luce, girare la chiave, porgere un oggetto. Sono azioni che segnano un prima e un dopo senza clamore, ma con forza. Una persona che si toglie le scarpe prima di entrare in casa – o in un tempio – compie un gesto di soglia: riconosce che ciò che sta per attraversare è diverso, richiede presenza. Ogni volta che entro o esco dal mio atelier, compio un piccolo gesto con la mano. È lo stesso che ho iniziato a fare quando, ormai da tempo, non abitavo più con i miei genitori e andavo a trovarli. Forse oggi è diventato il mio modo silenzioso di passare da loro ogni giorno, anche se ci separano molti chilometri.
4 - LA SOGLIA NEL CORPO: Il corpo percepisce la soglia prima ancora che la mente la nomini. Un brivido, un passo esitante, il respiro che cambia. Pensa a quando stai per entrare in una riunione, scoprire una casa nuova, incontrare qualcuno per la prima volta: il corpo si fa soglia. Diventa lo strumento che traduce l’ignoto in esperienza. La settimana scorsa ho vissuto un momento così, attraverso il corpo, mentre ascoltavo un canto. È stato travolgente: avevo la pelle d’oca ovunque. Non sapevo bene cosa stesse accadendo, non riuscivo a dargli un nome, ma andava bene così. Sentivo che era l’espressione di qualcosa di profondo, e che il mio corpo lo stava traducendo per me, perché potessi viverlo pienamente.
5 - LA SOGLIA NELLA QUOTIDIANITÀ: Ogni giorno è pieno di piccole soglie invisibili. Il momento in cui si scosta la tenda al mattino, il primo sorso di caffè, l’attesa di una telefonata. Anche il modo in cui ci salutiamo, o decidiamo di ascoltare davvero qualcuno, è una soglia. Sono attimi minuscoli ma preziosi, che trasformano la routine in apertura. Non serve cambiare tutto o voler andare chissà dove: basta accorgersi che anche il quotidiano è pieno di passaggi da abitare con più presenza. Una delle mie soglie più importanti, ad esempio, è fatta con le uova di Ivana. Accade ogni lunedì, quando ci scambiamo le uova attraverso le bucalettere: solo allora, per me, la settimana può iniziare davvero.
Abitare la soglia
A volte, più che spiegare una parola, serve abitarla. E visto che questa newsletter è uno spazio-casa ho provato a stare un po’ nella soglia, ad accomodarmici dentro, lasciando a lei la possibilità di raccontarsi.
Suggerimenti dalla soglia
C’è un punto esatto in cui il passo si fa più lento. Non è ancora dentro, ma non è più fuori. È l’istante prima del dire, il respiro che trattiene e prepara. È quel luogo silenzioso dove il mondo cambia pelle. A volte ha la forma di una porta socchiusa, altre di una finestra che lascia entrare un odore nuovo. È una scala che sale o una voce che ci ferma mentre stavamo per andare. Succede anche a tavola, quando allunghiamo una mano e senza accorgercene tocchiamo un’altra presenza.
Oppure in mezzo alla strada, nel fruscio di un mercato, nel cigolio di un ascensore che scende al cuore della città. La soglia non ha fretta. Non chiede di essere capita, ma attraversata. Si mostra nel gesto che cambia il corso delle cose: un sì, un no, uno sguardo che si trattiene. Nel corpo che sente, prima di tutto il resto, che qualcosa sta per accadere. Nel tempo che si apre tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando.
La soglia abita la quotidianità con pudore. È nel caffè lasciato a metà, nel messaggio non ancora inviato, nel primo passo fuori casa. È nel gesto ripetuto che, un giorno, prende un altro significato. Eppure non si lascia possedere. La soglia è un invito. Ci chiama a diventare diversi, non altrove, ma qui. In questo mondo, con questo corpo, tra queste strade. È lì che inizia ogni racconto.
Verso una soglia condivisa
In un mondo frammentato, abbiamo bisogno di racconti che ci aiutino a riconoscerci. La mitopoiesi diffusa è questo: la possibilità che ognuno di noi possa partecipare, con la propria voce, alla creazione di un significato. Non si tratta di inventare favole, ma di ascoltare gesti, parole, intuizioni, istanti vissuti e lasciarli dialogare. È un modo per tornare a narrare insieme, senza un centro unico, magari calato dall’alto e senza un autore assoluto. È lasciare che ogni frammento di esperienza possa diventare parte di un racconto più grande, in grado di accompagnarci e orientarci nel mondo.
Questa versione narrativa collettiva della soglia è nata grazie ai contributi di: Alain, Filippo, Arturo, Giovy, Francesco, Silvia e Bruno. Grazie per aver condiviso le vostre soglie 🙏❤️.
La soglia collettiva
C’è una soglia che non ha un nome solo. A volte è una torta al cioccolato che arriva quando meno te l’aspetti, e ti fa sentire regina anche in un giorno qualsiasi. Altre volte è un'isola piena di crateri, che ti cambia mentre cammini sola e ti restituisce a te stessa con una nuova forza sotto la pelle.
Ci sono soglie che si sentono nei piedi quando si lasciano strade familiari, o nella schiena quando si portano pesi che non sono più i nostri. Ci sono soglie che si aprono all’alba, quando tutto tace e qualcosa inizia. O la sera, quando chiudi la porta e lasci il mondo fuori. Soglie invisibili che passano per una carezza imprevista, una parola lasciata cadere con dolcezza, un gesto che spezza la routine e spalanca una possibilità.
Per qualcuno la soglia è la pace raggiunta dopo tanta inquietudine. Per altri è il dolore che, inatteso, insegna l’invincibilità. C’è chi la sente nell’euforia del corpo, chi negli acciacchi, chi nel passaggio lieve tra ciò che era e ciò che sta diventando.
La soglia non sempre si cerca. A volte ti trova lei. E quando accade, è come se due mondi — quello che eri e quello che stai diventando — si sfiorassero, silenziosi, per un istante. Qualcuno l’ha descritta con una canzone, che pulsa come un cuore che cambia ritmo. Altri l’hanno raccontata a parole, come fili che si intrecciano e formano, insieme, una soglia da abitare mai più soli.
Dove le soglie si incontrano
Come abbiamo visto fino a qui, ci sono soglie che nascono camminando: si disegnano nello spazio, nel tempo, nel gesto, nel corpo e nella quotidianità. E poi ci sono soglie che arrivano dalle voci degli altri, come vento che porta storie da terre lontane. La prima la tracciamo insieme, passo dopo passo. La seconda ci sorprende: è già lì, viva, che ci aspetta.
In questa prima tappa abbiamo provato ad abitare la soglia da più angolazioni, senza volerla spiegare ma lasciandoci attraversare. Non c’è una direzione unica, né una verità da trovare: solo domande da coltivare e spazi da ascoltare, un po’ più in profondità.
E forse è proprio lì, nell’incontro tra queste due soglie — quella che cerchiamo e quella che ci chiama — che nasce qualcosa di vero. Una soglia che non si attraversa da soli.
Grazie per aver camminato fin qui con me, nel giorno 13 che è più di una data: è una stanza silenziosa dove ritrovarsi.
Ci rivediamo tra un mese, se vorrai, quando un’altra parola ci inviterà a entrare.
Lieti momenti
Giada