OSSERVAZIONE 004

Sopra Leg Grevasalvas · 9 luglio 2026 · 20:42

Il luogo

Quest’opera nasce da un’Osservazione svolta il 9 luglio 2026 sopra il Lej Grevasalvas, nel Parc Ela, a circa 2’425 metri di altitudine. Erano gli ultimi minuti prima del tramonto. Il sole era molto basso, e stava per scomparire nella frattura visibile fra due montagne. Il paesaggio era già quasi interamente in controluce: le rocce erano molto scure, e fra di esse spuntavano alcuni sottili steli d’erba illuminati dalla luce radente.

Nonostante la forza del sole in quel momento, il punto d’accesso del mio sguardo non è stato lui ma il bagliore intermittente di quegli steli mossi dal vento. L’ombra non li nascondeva ma, al contrario, era proprio ciò che permetteva alla loro luce riflessa di apparire.

Poi, con il progressivo abbassarsi del sole, il campo ha cambiato organizzazione. Gli steli continuavano a brillare ma lo sguardo, anziché rimanere su di essi, ha iniziato ad essere richiamato dalla fonte da cui proveniva il loro bagliore. L’osservazione si è quindo spostata da quelle piccole presenze vicine, al sole lontano e alla sua scomparsa.

In quel momento, i raggi che uscivano ai lati della montagna hanno reso percepibile lo spazio fra il luogo in cui mi trovavo e l’orizzonte. La distanza rimaneva, ma ha smesso di funzionare soltanto come separazione. Il fenomeno osservato non era semplicemente il tramonto, ma si trattava della partenza di qualcosa che aveva permesso a delle piccole presenze di apparire e che, anche ritirandosi, aveva continuato a tenerle in relazione.

Il dipinto

La difficoltà maggiore è stata separare il dipinto dall’immagine del momento. Il tramonto era stato molto suggestivo: il controluce, il nero delle montagne e l’arancio della luce continuavano a presentarsi alla memoria come una scena già compiuta. Il dipinto doveva però trovare una forma capace di restituire la struttura dell’incontro che vi era accaduto, non rappresentare quella scena.

Quando mi trovavo sul posto, lo sguardo ha seguito un movimento temporale, passando dai bagliori degli steli alla luce, dalla luce al sole e dal sole alla sua scomparsa. La pittura doveva quindi riuscire a trasformare questa successione in una configurazione simultanea. E così, nel dipinto finito bagliore, ombra, origine luminosa, ritiro e assenza rimangono nel contempo attivi.

La luce non proviene da un sole rappresentato, ma è distribuita in numerosi nuclei che emergono dalle forme scure. Le masse scure rendono visibili i bagliori e, reciprocamente, i bagliori permettono alle masse di acquistare articolazione e profondità. La Rivelazione reciproca, forma dominante dell’Osservazione, non viene quindi illustrata da una figura precisa: agisce nel modo in cui le forme si fanno apparire l’una attraverso l’altra.

I contorni bianchi, le campiture azzurre, i segni puntiformi e le forme di dimensioni differenti costruiscono più livelli di prossimità. Seguendo i nuclei luminosi appare un determinato percorso; soffermandosi sulle masse scure o sugli intervalli chiari ne emergono altri. Vicino e lontano, dettaglio e insieme, figura e sfondo non mantengono una gerarchia definitiva.

Anche la scomparsa del sole continua a partecipare alla composizione. La sorgente luminosa è assente, ma la sua azione rimane distribuita nel campo. L’assenza non coincide quindi con uno spazio vuoto: diventa riconoscibile attraverso i rapporti che continua a organizzare.

Il dipinto non racconta il tramonto, ma cerca di mantenere presente ciò che è accaduto allo sguardo mentre la luce si ritirava.

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