LA RICERCA

È possibile entrare realmente in relazione con un luogo senza chiedergli di essere qualcosa per noi?

Questa ricerca nasce da una domanda che ha progressivamente trasformato il mio modo di osservare, dipingere e scrivere. Viviamo in un tempo in cui disponiamo di molti strumenti per conoscere, raccontare e valorizzare i luoghi. Possiamo descriverne la storia, la geografia, il valore ecologico, la bellezza o le emozioni che suscitano. Più raramente però, ci chiediamo che cosa accada quando un luogo non viene più avvicinato principalmente attraverso ciò che rappresenta, ciò che offre o ciò che produce in noi, ma viene incontrato come qualcosa con cui può prendere forma una relazione.

Da questa domanda è nata una ricerca che, attraverso l'osservazione, la pittura e la scrittura, cerca di comprendere come una relazione con il reale possa diventare possibile, essere riconosciuta e come sia possibile costruire un linguaggio capace di descriverla.

Le pagine che seguono raccontano il percorso di questa ricerca: la domanda da cui nasce, il contributo che intende offrire, il metodo con cui viene condotta e la visione che la orienta.

La domanda

Ogni ricerca nasce da una domanda. La mia nasce dall'impressione che, molto spesso, il nostro modo di guardare il mondo preceda l'incontro con esso.

Ci avviciniamo ai luoghi attraverso ciò che già sappiamo, desideriamo, temiamo o ci aspettiamo. Li descriviamo per ciò che rappresentano, per ciò che ci fanno provare o per ciò che possono offrirci. Anche quando il nostro sguardo è attento e rispettoso, il luogo continua spesso a essere raccontato a partire da noi.

Da qui nasce la domanda che orienta la ricerca:

È possibile incontrare un luogo senza chiedergli di essere qualcosa per noi?

Con il tempo questa domanda si è precisata. Oggi la ricerca si concentra su un interrogativo ancora più specifico:

Che cosa accade quando si entra realmente in relazione con un luogo?

Questa domanda non cerca una risposta teorica, ma chiede di essere osservata. Ogni osservazione, ogni dipinto e ogni testo rappresentano un tentativo di comprendere che cosa accada quando diventa possibile entrare realmente in relazione con un luogo, come questo fenomeno si manifesti e attraverso quali forme possa essere riconosciuto, descritto e progressivamente verificato.

La domanda rimane quindi aperta. Non costituisce un problema da risolvere, ma il principio che continua a orientare la ricerca, permettendole di svilupparsi senza trasformarsi in un sistema di risposte già date.

Perché questa ricerca oggi

Viviamo in un tempo in cui i luoghi vengono raccontati quasi esclusivamente attraverso ciò che offrono. Possono essere luoghi da visitare, da proteggere, da valorizzare, da vivere, da fotografare o da promuovere. Cambiano le finalità, ma raramente cambia il punto di partenza: il luogo continua a essere osservato in funzione di ciò che rappresenta per noi o di ciò che può fare per noi.

Esistono invece pochi strumenti per interrogare una domanda più radicale:

È possibile incontrare un luogo senza chiedergli di essere qualcosa per noi?

Questa ricerca nasce da questa domanda. Non propone un nuovo modo di interpretare i luoghi, né invita a vivere esperienze particolari. Cerca piuttosto di comprendere che cosa accada allo sguardo quando smette di organizzare il mondo a partire da sé e diventa possibile una relazione in cui il luogo non è più un oggetto da osservare, ma un interlocutore con cui entrare in rapporto.

Questa domanda non riguarda soltanto la montagna. La montagna rappresenta il laboratorio privilegiato della ricerca, il luogo in cui questa possibilità viene osservata, verificata e approfondita. Ciò che la ricerca indaga riguarda più in generale il nostro modo di entrare in relazione con il reale.

La difficoltà non consiste soltanto nel vivere questo tipo di esperienza, ma anche nel raccontarla. Il linguaggio di cui disponiamo tende infatti a riportare l'incontro ai suoi effetti su di noi: ciò che abbiamo provato, imparato, capito o ricevuto. Manca ancora un linguaggio capace di descrivere la relazione stessa, senza ricondurla immediatamente al soggetto che la vive.

Per questo la ricerca non si limita a osservare un fenomeno. Cerca anche di costruire gli strumenti concettuali e linguistici necessari per renderlo riconoscibile e condivisibile.

Il contributo che intende offrire non consiste quindi in una nuova narrazione dei luoghi, ma nella possibilità di riconoscere e descrivere un diverso modo di entrarvi in relazione.

Se questa possibilità diventa visibile, cambia anche il modo in cui possiamo abitare, raccontare e custodire il mondo. Non perché ci venga chiesto di comportarci diversamente, ma perché diventa accessibile uno sguardo diverso.

Il contributo della ricerca

Questa ricerca non introduce un nuovo modo di interpretare i luoghi, né propone una nuova teoria sul paesaggio. Il suo contributo consiste nell'indagare e rendere progressivamente riconoscibile un diverso modo di entrare in relazione con i luoghi e, attraverso essi, con il reale.

Oggi disponiamo di molti linguaggi per descrivere ciò che un luogo è, ciò che rappresenta o ciò che produce in noi. Sappiamo raccontarne la storia, la geografia, il valore ecologico, la bellezza, le emozioni che suscita o i benefici che può offrire.

Disponiamo invece di pochi strumenti per descrivere la relazione stessa. Manca un linguaggio capace di raccontare ciò che accade quando il luogo smette di essere soltanto qualcosa che osserviamo e diventa un interlocutore con cui prende forma una relazione. La ricerca nasce da questa mancanza.

Attraverso l'osservazione, la pittura e la scrittura cerca di individuare, descrivere e verificare le configurazioni attraverso cui questa relazione diventa accessibile allo sguardo.

Le forme relazionali, le qualità percettive e i fenomeni che emergono durante il lavoro non costituiscono quindi un sistema di interpretazione del mondo. Sono strumenti di riconoscimento: tentativi di descrivere ciò che accade quando una relazione prende forma, utilizzando un linguaggio che rimanga il più possibile fedele al fenomeno osservato.

In questo senso la ricerca non offre un nuovo modo di raccontare i luoghi, ma contribuisce alla costruzione di un patrimonio culturale che rende progressivamente osservabile, descrivibile e condivisibile un modo diverso di entrarvi in relazione.

Il suo contributo non consiste nell'insegnare come guardare, ma nell'ampliare ciò che può diventare visibile quando lo sguardo entra realmente in relazione con il reale.

Perché i luoghi

Questa ricerca avrebbe potuto svilupparsi a partire da molti ambiti dell'esperienza. Oggi i luoghi rappresentano il laboratorio privilegiato attraverso cui viene condotta, non perché costituiscano il tema della ricerca, ma perché rendono particolarmente osservabile il fenomeno che essa intende indagare.

Un luogo possiede infatti una caratteristica particolare: continua a esistere indipendentemente da noi. Non ci chiede di essere interpretato, non si adatta alle nostre aspettative e non entra in relazione con noi per soddisfare un bisogno. Proprio per questo rende più evidente il modo in cui il nostro sguardo tende a organizzare l'incontro a partire da ciò che già conosce, desidera o si aspetta.

I luoghi permettono quindi di osservare con particolare chiarezza una domanda più ampia: è possibile entrare in relazione con il reale senza ridurlo immediatamente a una funzione, a un significato o a un'esperienza personale?

La montagna costituisce oggi il principale laboratorio della ricerca. Non perché possieda una superiorità rispetto ad altri luoghi, né perché la ricerca riguardi il paesaggio alpino in quanto tale. La montagna è il luogo in cui vivo e lavoro e nel quale, fino a oggi, questo fenomeno si è manifestato con maggiore continuità e chiarezza. È qui che la ricerca ha trovato il proprio terreno di osservazione.

Ciò che viene indagato, tuttavia, non appartiene esclusivamente alla montagna. Riguarda una possibilità della relazione che può emergere ovunque, ogni volta che un luogo smette di essere soltanto qualcosa che osserviamo e diventa un interlocutore con cui prende forma un incontro.

Per questo motivo la ricerca non desidera contribuire a una nuova narrazione della montagna. Desidera contribuire a una comprensione più profonda del nostro modo di entrare in relazione con i luoghi e, attraverso di essi, con il reale.

La scelta dei luoghi non nasce quindi da un interesse per un particolare paesaggio, ma dalla convinzione che essi costituiscano uno dei laboratori più rigorosi e accessibili per osservare un fenomeno che riguarda, in ultima analisi, il rapporto tra essere umano e mondo.

Come lavoro

La mia ricerca si sviluppa attraverso una pratica artistica che integra osservazione, pittura e scrittura in un unico processo di indagine. Il punto di partenza è l'osservazione diretta dei luoghi. Trascorro tempo nello stesso luogo senza partire da un'interpretazione, da un significato prestabilito o da ciò che il luogo dovrebbe rappresentare. L'attenzione è rivolta a ciò che, nella relazione tra il luogo e lo sguardo, emerge progressivamente come fenomeno.

In questo senso, la ricerca dialoga con la fenomenologia. L'osservazione è orientata alla descrizione rigorosa di ciò che si rende percepibile nell'esperienza, evitando per quanto possibile di ricondurre il fenomeno a spiegazioni psicologiche, simboliche o spirituali. L'interesse non è interpretare il luogo, ma comprendere come una relazione con esso diventi accessibile allo sguardo.

Durante l'osservazione raccolgo appunti, registrazioni vocali e altri materiali che documentano il processo di ricerca. Da questo lavoro emergono progressivamente forme relazionali, qualità percettive e fenomeni che vengono descritti, confrontati e continuamente verificati.

La pittura rappresenta il principale strumento di verifica della ricerca. Ogni dipinto nasce dal tentativo di verificare se quello specifico modo di guardare, riconosciuto durante l'osservazione, possa tornare accessibile attraverso l'opera. Il dipinto non rappresenta il luogo, né illustra una teoria: costituisce un nuovo incontro con il fenomeno e mette alla prova la ricerca stessa.

La scrittura accompagna ogni fase del lavoro. Serve a documentare le osservazioni, chiarire le ipotesi, costruire progressivamente il linguaggio della ricerca e verificare se le parole rimangano fedeli ai fenomeni osservati. La scrittura non traduce semplicemente ciò che accade nella pittura, ma partecipa allo stesso processo di conoscenza.

Osservazione, pittura e scrittura non sono quindi attività separate. Ciascuna mette continuamente alla prova le altre.

È attraverso questo dialogo che la ricerca si sviluppa, corregge le proprie ipotesi e costruisce progressivamente un patrimonio di opere, osservazioni e linguaggi che rimane sempre aperto a nuove verifiche.

Il laboratorio della ricerca

La ricerca prende forma attraverso una serie di osservazioni condotte direttamente nei luoghi. Ogni osservazione costituisce un episodio della ricerca e raccoglie il percorso che conduce dal primo incontro con un luogo fino alla realizzazione del dipinto.

Ogni osservazione comprende il contesto in cui nasce, le forme relazionali, le qualità percettive e i fenomeni che emergono durante l'osservazione, insieme al dipinto attraverso cui la ricerca viene verificata.

Il laboratorio cresce progressivamente. Ogni nuova osservazione non rappresenta un'opera isolata, ma un ulteriore passo nello sviluppo della ricerca.

La visione

Questa ricerca nasce dalla convinzione che il modo in cui entriamo in relazione con il mondo non sia un fatto secondario, ma una delle questioni culturali più importanti del nostro tempo. Molte delle sfide contemporanee vengono affrontate intervenendo sui comportamenti, sulle regole o sulle narrazioni. Più raramente ci si interroga sul modo in cui il mondo ci diventa innanzitutto accessibile, sul tipo di relazione che precede il nostro agire e da cui esso prende forma.

Questa ricerca si colloca in quello spazio. Non intende offrire soluzioni ai problemi del presente, né proporre un nuovo modello culturale da adottare. Cerca piuttosto di contribuire a una comprensione più profonda del rapporto tra essere umano e reale, interrogando il momento in cui una relazione prende forma e diventa percepibile.

La pratica artistica rappresenta il luogo privilegiato di questa indagine. Attraverso l'osservazione, la pittura e la scrittura la ricerca costruisce progressivamente un patrimonio di opere, linguaggi e conoscenze che non appartiene soltanto al percorso dell'autrice, ma intende contribuire più ampiamente alla cultura del nostro tempo.

L'aspirazione non è quella di essere ricordata per uno stile pittorico, per una particolare tecnica o per una serie di opere. L'aspirazione è contribuire ad aprire un campo di ricerca che oggi è ancora poco esplorato, mettendo a disposizione strumenti che permettano di riconoscere e descrivere un diverso modo di entrare in relazione con i luoghi e, attraverso essi, con il reale.

Se questa ricerca avrà un'eredità, non sarà soltanto nelle opere che avrà prodotto. Sarà nelle domande che avrà reso possibili, nel linguaggio che avrà contribuito a costruire e nella capacità di rendere progressivamente riconoscibile un fenomeno che, pur appartenendo all'esperienza umana, dispone ancora di poche parole per essere osservato e condiviso.

In questo senso, la ricerca non desidera occupare uno spazio già esistente. Desidera contribuire a crearne uno nuovo.

Dove continua la ricerca