13 novembre 2025
#6
L’altro, il luogo dell’incontro
Siamo a metà del cammino: sei parole per attraversare il reale con più presenza. Finora, dalla soglia alla casa, è stato un viaggio nelle parole come luoghi di senso. Da questo mese, il percorso si apre dentro l’Arte del Sogliare: non più solo riflessione, ma pratica viva che coinvolge esperienza, corpo e mondo. L’Arte del Sogliare è il luogo in cui le parole si incarnano e diventano gesto, spazio, incontro.
Questo passaggio rende il cammino più concreto e tangibile, vicino alla vita quotidiana e alle esperienze che propongo: dalle passeggiate di Sogliare Bellinzona ai Tre giorni sulla soglia del reale, fino alla quiete accogliente di Chesa Altrova. Lì, le parole trovano eco: diventano ascolto, relazione, modo di abitare. E questo mese, con l’altro, entriamo nel cuore di tutto: nella relazione che ci definisce, nel dialogo con ciò che non siamo, nella possibilità di restare aperti al mondo che ci parla.
Lieta lettura
Giada
La foto che ho scelto per rappresentare l’altro - Sulle rive dei laghi di qui, in autunno, si trovano delle piccole sfere fatte di aghi di larice. Non le crea nessuno: si formano da sole, lentamente, grazie al movimento dell’acqua e allo scorrere del tempo. Gli aghi cadono nell’acqua, vengono trasportati dalle onde e a un certo punto, non si sa perché, alcuni di essi si uniscono, fino a formare queste piccole sfere perfette. Qualche giorno fa, mentre le osservavo, ho pensato che l’altro sia come l’onda del lago. Non l’acqua stessa, che rappresenta la vita, e nemmeno gli aghi, che potremmo essere noi con le nostre esperienze, memorie e sensibilità. L’altro lo intendo piuttosto come il movimento che passa, tocca e smuove, a volte senza lasciare traccia mentre altre creando qualcosa di nuovo.
Ci sono incontri che ci agitano solo per un momento, come un’onda che arriva e poi si ritira. E ce ne sono altri invece che, senza che ne capiamo subito il motivo, riescono a far emergere una forma da ciò che era slegato. Come le sfere di aghi di larice, che rappresentano un piccolo miracolo di connessione. Così l’altro, nel nostro cammino, è una frequenza che ci attraversa. A volte ci scuote e a volte ci unisce. Può mettere insieme parti di noi che non sapevamo di avere, o far emergere emozioni, ricordi, sentimenti, o perfino pregiudizi. Può insomma generare bellezza o fatica, ma sempre movimento.
Quindi, per me, l’altro è l’onda che ci permette di diventare una forma tra le altre. Non qualcosa da capire o possedere, ma una presenza che ci tocca e ci trasforma, come il lago fa con gli aghi di larice.
Perché dopo la soglia, il centro, il vuoto, il tempo e la casa, arriva l’altro
Questo cammino mensile di parole nasce come esplorazione tra presenza, esperienza e mondo. Finora abbiamo attraversato la soglia, sostato al centro, accolto il vuoto, ascoltato il tempo e trovato casa. Ora, con l’altro, il viaggio cambia direzione: non guarda più soltanto all’interno, ma si apre all’incontro.
Come detto sopra, ho anche deciso che da questo mese il percorso delle parole entra a far parte dell’Arte del Sogliare: il luogo in cui tutte le esperienze trovano forma attraverso tre gesti fondamentali (per ora): cogliere istanti, pronunciare immagini attraverso i naturogrammi e tracciare geografie simboliche. È un modo per trasformare le intuizioni nate dal dialogo tra Mircea Eliade e Hartmut Rosa (oggetto della mia tesi di laurea) in una pratica viva e quotidiana: un’arte che unisce il sacro e la risonanza, il visibile e l’invisibile, la teoria e la presenza.
Ogni parola continuerà a essere una soglia, ma ora dentro un respiro più ampio: un percorso che non vuole solo riflettere ma abitare il reale, per ascoltare cos’ha da dirci. Con l’altro, l’arte del sogliare si apre quindi al mondo: diventa relazione, ascolto reciproco e possibilità di risonanza condivisa.
Le cinque dimensioni del legame
L’altro nell’Arte del Sogliare - Ogni parola di questo cammino non è un concetto da capire, ma una soglia da attraversare. Nell’Arte del Sogliare, la realtà si rivela attraverso cinque dimensioni del legame — spazio, tempo, gesto, corpo e quotidianità — che sono le mappe sensibili dell’incontro tra noi e il mondo. In ciascuna di esse, l’altro si manifesta in modo diverso: come luogo che risponde, tempo che si apre, gesto che unisce, corpo che vibra, quotidianità che custodisce. È una danza di risonanze, fatta di presenze che si riconoscono senza fondersi, di distanze che diventano relazione. Ecco come, nell’esperienza concreta, queste dimensioni prendono forma.
1 - L’ALTRO NELLO SPAZIO: IL LUOGO CHE RISPONDE
Ogni incontro accade in uno spazio, ma lo spazio non è mai neutro. A volte è una stanza, altre una foresta, altre ancora uno sguardo. Quando l’altro entra nella nostra orbita, lo spazio cambia consistenza: diventa luogo. Non siamo più soli nel paesaggio, ma parte di una configurazione nuova. L’altro è la piega che trasforma il paesaggio in relazione, come l’onda che fa nascere le sfere di aghi di larice, unendo frammenti dispersi in una forma momentanea di armonia.
Come accade lungo il lago, quando due persone camminano in silenzio sullo stesso sentiero: a volte i passi trovano lo stesso ritmo e tutto, persino l’aria, sembra accordarsi in una presenza comune. Altre volte, invece, i sentieri si dividono, i passi si allontanano, e in quella distanza lo spazio torna a essere confine. Anche questo è incontro: lo spazio che si apre o si richiude seguendo il respiro del legame.
2 - L’ALTRO NEL TEMPO: LA DURATA CHE SI APRE
L’incontro con l’altro sospende la cronologia. C’è un prima e un dopo, ma il vero incontro accade nel durante, in quel tempo dilatato in cui si sente che qualcosa sta avvenendo. L’altro apre una fenditura nel tempo quotidiano, come un istante risonante che non passa ma resta. È il tempo della reciprocità, quello in cui il mondo e chi lo abita si rispondono. Ogni incontro autentico ci riporta al kairos: il tempo opportuno, in cui la vita si fa presente e ci guarda.
Ci sono dialoghi in cui il tempo si dilata, le parole rallentano, e tra le frasi si apre un silenzio abitato. Ma ci sono anche momenti in cui il tempo si restringe, come se l’incontro non trovasse ancora il suo ritmo. L’altro porta sempre un tempo nuovo, e noi impariamo, di volta in volta, a riconoscerlo: restando quando si apre, accogliendo anche quando si ritira. Ogni incontro ha il suo ritmo: il tempo dell’altro è la musica che impariamo ad ascoltare.
3 - L’ALTRO NEL GESTO: L’AZIONE CHE UNISCE
Ogni gesto rivolto all’altro è una soglia. Può essere una parola, un silenzio, un sorriso, un passo verso o un lasciare spazio. Nel gesto si incarna la possibilità del legame: ciò che era invisibile prende corpo e movimento. Il gesto, come l’istante, non si spiega: si compie. È il linguaggio minimo della risonanza, la forma visibile di un ascolto profondo. Quando il gesto è abitato da attenzione, l’altro non è più oggetto del nostro fare, ma parte del nostro essere.
Porgere una tazza, aprire una finestra, fare spazio: gesti piccoli che dicono “ti vedo”. Ma anche trattenere la mano, scegliere il silenzio, non forzare un contatto: sono gesti ugualmente pieni, che rispettano il limite e preservano la distanza. Ogni gesto è una soglia tra me e te: lì, nel punto in cui la scelta diventa ascolto, nasce il legame.
4 - L’ALTRO NEL CORPO: LA SOGLIA SENSIBILE
Il corpo è il primo luogo dell’incontro. Prima ancora delle parole, è la pelle che sente, il respiro che cambia, il battito che si accorda o si ritrae. Nel corpo, l’altro si manifesta come vibrazione: una presenza che tocca e modifica la nostra forma interiore. Accogliere l’altro nel corpo significa accettare di non essere chiusi, ma porosi. L’altro entra come eco, come memoria, come ritmo. È attraverso il corpo che impariamo la risonanza: la capacità di lasciarci toccare senza essere invasi.
A volte il corpo si apre: i ritmi dei passi si accordano, il respiro si fa comune, il contatto è naturale. Altre volte, invece, si chiude: una spalla che si tende, un passo più rapido, un respiro trattenuto. Anche questo è incontro: il corpo risponde sempre, rivelando il confine mobile tra il sì e il no, tra il desiderio di avvicinarsi e la necessità di restare interi.
5 - L’ALTRO NELLA QUOTIDIANITÀ: IL LEGAME CHE RESTA
L’incontro non vive solo nei momenti straordinari: si compie nei gesti più semplici. Un caffè condiviso, una mail gentile, uno sguardo scambiato al passaggio. Nella quotidianità, l’altro diventa abitudine del cuore: una costante discreta che ci ricorda che non viviamo da soli. È qui che l’Arte del Sogliare trova la sua forma più civile: rendere abitabile il legame, portare attenzione nel vivere comune, trasformare la presenza in cura. L’altro, nel quotidiano, è il ritmo silenzioso della coesistenza.
È nel piccolo che l’altro continua a vivere: in una parola gentile, in un gesto di attenzione che torna, nel tenere aperta una porta. Ma ci sono giorni in cui la routine ci separa, e l’altro resta solo come pensiero o nostalgia. Anche questo fa parte del legame: la continuità e l’intermittenza, la presenza e l’assenza che, intrecciate, costruiscono la trama viva della vita insieme.
Verso un altro condiviso
L’altro non è solo chi ci sta di fronte, ma la parte di mondo che ci interpella. È distanza e richiamo, riflesso e mistero, presenza che ci costringe a uscire da noi stessi per poter davvero incontrare. In ogni relazione si disegna una geografia invisibile fatta di attrazioni, resistenze, risposte, silenzi. È lì che nasce il legame: nello spazio tra due esseri che si riconoscono diversi e, proprio per questo, capaci di dialogare.
Nel Vocabolario Collettivo della Realtà, l’altro diventa voce comune: una parola che raccoglie i segni e le storie di chi ha sentito l’incontro come soglia, come movimento, come trasformazione. Darle forma insieme significa ricordare che nessuno esiste da solo, che ogni identità è fatta anche di risonanze con ciò che non è sé. Perché le parole, quando si uniscono, non servono solo a dire, ma a raggiungere. E forse è proprio lì, nell’atto di nominare insieme, che impariamo la vera arte dell’essere con.
La seguente definizione è stata possibile grazie ai contributi di Fabio, Romano, Francesco, Cristina, Mauro, Laura, Gabriela, Tiziana e Luca, a cui va il mio più sentito grazie 🙏❤️.
L’altro nel Vocabolario collettivo della realtà
È ciò che non conosciamo e che, proprio per questo, ci chiama. A volte è un volto, altre un’ombra, un’idea, un ricordo. È l’incognita che ci accompagna nel quotidiano, la parte di mondo che non ci appartiene ma che, incontrandoci, ci definisce. Può essere qualcuno che si collega a noi senza bisogno di un centro, una presenza laterale che ci attraversa e lascia traccia.
L’altro è dove finiamo noi e comincia un confine nuovo. Un territorio da esplorare senza invadere, un invito a conoscere ciò che ancora non sappiamo. Senza di lui, la vita sarebbe più povera, perché è proprio la differenza a renderla viva. A volte l’altro è specchio: ci riflette parti che ignoravamo, ci rimanda immagine e limite. Altre volte è scoperta: ci spinge a togliere quelle barriere invisibili con cui ci proteggiamo, per lasciarci toccare, ispirare, cambiare.
Può essere anche fatica, incomprensione, o silenzio; perché ogni incontro richiede vulnerabilità. Ma quando ci apriamo, l’altro diventa rivelazione: ci mostra la nostra unicità e ci permette di riconoscere quella degli altri. Nel suo sguardo, anche il nostro io trova un contorno.
L’altro è come un corpo celeste che attraversa la nostra orbita. Non sempre si ferma, ma la sua vicinanza modifica la traiettoria, sposta la luce, genera maree invisibili. Ci sono passaggi che restano impercettibili, e altri che cambiano per sempre il corso del nostro movimento. In ogni incontro, anche fugace, c’è una piccola rivoluzione silenziosa del mondo.
L’altro, in conclusione, è la frequenza che ci attraversa: una presenza che non si possiede, ma che ci fa essere forma tra le forme. È il moto invisibile che tiene insieme il mondo.
Nel cuore di ciò che resta
Ogni newsletter è un cammino fatto di parole, immagini e presenze. Questa volta abbiamo attraversato l’altro: come volto e come distanza, come frequenza che ci tocca e ci trasforma. Abbiamo scoperto che l’altro non è solo chi ci sta di fronte, ma anche il mondo che ci risponde, il luogo che ci accoglie, la vita che ci attraversa.
Nel cammino dell’Arte del Sogliare, l’altro è la soglia stessa: la parte del reale che ci invita a uscire da noi per entrare in relazione. È l’acqua che muove gli aghi di larice, il suono che si incontra sull’acqua, il respiro condiviso tra chi abita e chi è già passato. Attraverso l’altro impariamo che l’attenzione è una forma di cura, e che l’incontro è la materia prima di ogni creazione.
Alla fine, ciò che resta non è solo la parola l’altro, ma la sua eco: un modo nuovo di essere nel mondo, più aperto, più sensibile, più capace di dire noi.
Ci ritroveremo tra un mese, se vorrai, attorno a una nuova parola. Un’altra soglia, un’altra possibilità di incontro.
Lieti momenti
Giada