OSSERVAZIONE 007
Verso la Chamanna Boval · Morteratsch
29 agosto 2026 · ore 11:34
46.43110° N, 9.92496° E
Il ghiacciaio è diventato più vasto nel momento in cui lo sguardo ha potuto comprendere anche ciò che non era più ghiaccio.
Il luogo e il momento
Camminavo da circa un’ora e mezza verso la Capanna Boval. Il sentiero era rimasto fino a quel momento nel bosco, fra rocce e alberi secolari. Durante il cammino era già capitato di veder comparire il ghiacciaio del Morteratsch, il Bernina e il Palü sullo sfondo.
Raggingendo il crinale della morena, lo sguardo ha potuto improvvisamente scendere nella grande conca sottostante. I fianchi della montagna erano fragili e franosi, e mostravano con evidenza la pressione subìta dal ritiro del ghiacciaio. Dietro di me stava scendendo una cascata di acqua glaciale, mentre davanti e sotto di me si era aperto lo spazio che il ghiaccio aveva attraversato.
È stato questo cambiamento di posizione a modificare il campo. Il ghiacciaio visibile sulle cime non appariva più come la sua unica presenza. La valle sotto di me, proprio perché non era più occupata dal ghiaccio, stava permettendo di percepirne il volume con una continuità più ampia.
Va precisato che ciò che era passato non si stava presentando come qualcosa da ricostruire mentalmente. Rimaneva leggibile nelle forme del terreno, nell’erosione, nella profondità della conca e nei fianchi lasciati scoperti. La parte attuale e quella non più presente partecipavano entrambe allo stesso campo.
Il ghiacciaio è diventato improvvisamente più vasto: non perché occupasse più spazio nel presente, ma perché lo sguardo riusciva a comprenderne insieme la presenza attuale e le trasformazioni prodotte dal suo passaggio.
Parole raccolte sul posto
“È come vedere il corpo del ghiacciaio, che però non è più ghiacciaio”
“È proprio la completezza del ghiacciaio che avviene quando si riesce a vedere anche da dove è passato”
“Il ghiacciaio è diventato molto più vasto adesso. Ha preso anche il posto e la grandezza di dove è passato, non solo dello spazio che occupa attualmente”
Frammenti della registrazione vocale realizzata sul posto. Il parlato è stato lievemente editato per facilitarne la lettura.
La forma relazionale dominante
Riemersione. La presenza passata del ghiacciaio riaffiora attraverso una configurazione attuale del luogo senza tornare identica a ciò che era. Non viene ricostruita un’immagine del ghiacciaio precedente: sono la forma della valle, l’erosione e i fianchi scoperti a rendere nuovamente percepibile il suo passaggio. Il passato entra così nel campo presente attraverso ciò che ha trasformato.
Le forme secondarie
Coesistenza. Il ghiacciaio attuale e le forme lasciate dal suo ritiro partecipano contemporaneamente allo stesso campo. La coesistenza assume qui una struttura temporale: ciò che appartiene a durate differenti non viene disposto secondo una successione, ma diventa compresente.
Vastità abitabile. L’apertura della valle amplia il campo senza disperderlo. La vastità non deriva soltanto dall’estensione fisica del panorama, ma dalla quantità di spazio e di tempo che lo sguardo riesce improvvisamente a comprendere nella stessa configurazione.
Assenza definita · forma secondaria parziale. La mancanza del ghiaccio nella parte inferiore della valle è resa leggibile dai margini e dalle trasformazioni che il suo passaggio ha prodotto. Tuttavia l’assenza non diventa il centro autonomo del campo, come nell’Osservazione 003. Qui partecipa piuttosto a una presenza più ampia del ghiacciaio. Per questo l’Assenza definita appare come una dinamica interna alla Riemersione e non come la forma dominante.
Le qualità
La configurazione è vasta, aperta e profondamente vitale. Ciò che potrebbe apparire vuoto si presenta invece come ricco, denso di passaggi e trasformazioni. La vastità è abitata non dalla presenza fisica del ghiaccio, ma dagli effetti che il suo attraversamento continua a rendere leggibili.
La forma è ampia e respirante, stabile pur comprendendo un processo di continua trasformazione. Il campo appare ricco, brulicante e stratificato nel tempo. La sua densità non deriva dalla quantità di oggetti presenti, ma dalla quantità di relazioni e durate che riescono a partecipare contemporaneamente.
I fenomeni percettivi
Compressione della distanza. La parte attuale del ghiacciaio e la conca lasciata dal suo ritiro cessano di appartenere a due profondità percettive separate. Il lontano sulle cime e lo spazio immediatamente sotto il punto dell’osservazione partecipano alla stessa forma.
Compressione della distanza temporale. Il tempo in cui il ghiacciaio occupava la valle e il suo stato presente diventano simultaneamente leggibili. La distanza cronologica non scompare, ma smette di funzionare come separazione percettiva.
Riaffioramento. Una presenza non più direttamente visibile torna a rendersi percepibile attraverso le trasformazioni che ha lasciato nel campo attuale. Non riaffiora un’immagine del passato: riaffiora il suo passaggio.
Risonanza spaziale. La valle non funziona semplicemente come sfondo del ghiacciaio attuale. La sua forma partecipa alla percezione del ghiacciaio, ampliandone la presenza oltre la superficie ancora occupata dal ghiaccio.
Assorbimento · ipotesi. I fianchi della montagna e la conca sembrano trattenere percettivamente il passaggio del ghiacciaio. La forma del luogo rende persistente una trasformazione avvenuta nel tempo. Resta da verificare se questo fenomeno coincida davvero con l’Assorbimento già definito nella ricerca o se ne costituisca una configurazione specifica.
Quando ciò che non c’è più amplia la presenza
Questa Osservazione distingue due modi diversi in cui un’assenza può partecipare al campo. Nell’Osservazione 003 il vuoto fra terra e cielo acquistava una consistenza propria e diventava il centro della configurazione. Qui accade qualcosa di diverso.
La parte mancante del ghiacciaio non emerge come un vuoto autonomo. È proprio ciò che non è più presente a permettere al ghiacciaio di apparire più completo. La conca non dice semplicemente: “qui il ghiacciaio non c’è più”. Rende leggibile una durata che comprende ciò che il ghiacciaio è oggi e ciò che il suo passaggio ha prodotto.
La presenza, quindi, non coincide più soltanto con ciò che occupa materialmente il luogo nel momento dell’osservazione. Può comprendere anche le trasformazioni attraverso cui qualcosa continua a partecipare al campo dopo essersi modificato o ritirato.
Una questione aperta
La 007 apre una distinzione che potrebbe diventare importante per la ricerca. Quando una presenza passata torna leggibile attraverso le trasformazioni lasciate nel luogo, stiamo osservando una Riemersione, oppure esiste una modalità più specifica attraverso cui il reale conserva percettivamente i propri passaggi?
Qui non interviene soltanto la memoria dell’osservatore. Anche una persona che non avesse visto il ghiacciaio nella sua estensione precedente potrebbe percepire, attraverso la morfologia della valle, una continuità fra il ghiaccio attuale e ciò che il suo passaggio ha trasformato.
Si apre quindi una domanda: può un luogo conservare la leggibilità di una relazione passata senza trasformarla in rappresentazione del passato?
E, più precisamente: quanto di ciò che chiamiamo presenza appartiene a ciò che è materialmente qui, e quanto alle trasformazioni che continuano a rendersi percepibili attraverso il campo?