OSSERVAZIONE 008
Alla Chamanna Boval · Morteratsch
29 agosto 2026 · ore 13:58
46.41500° N, 9.92460° E
Per la prima volta un ricordo non è stato allontanato dall’Osservazione: è rimasto nel campo come una presenza.
Il luogo e il momento
Dalla Capanna Boval il campo si apriva sull’intero sistema glaciale. Alla mia destra compariva la Biancograt; davanti avevo il Palù, il Bellavista e il Bernina. Sotto si estendeva la lingua del ghiacciaio, segnata da crepacci e seracchi. Diverse cascate scendevano dai ghiacciai laterali, facendo brillare al sole le rocce bagnate.
Sul ghiaccio erano visibili strati e colori differenti: la neve recente bianca sulle cime, una fascia rossastra di polvere del Sahara appena sotto, il blu del ghiaccio, e le zone più scure e irregolari dove rocce e materiali emergevano dalla superficie. Le nuvole comparivano lentamente dietro le montagne, si componevano e si dissolvevano, proiettando le proprie ombre sul ghiacciaio.
Il campo era vastissimo e ricco di movimenti, rumori, forme e durate, ma proprio questa immensità rendeva difficile riconoscere un punto d’accesso. Durante l’Osservazione è rimasta presente un’informazione che avevo appena scoperto: molti decenni prima anche mio nonno era stato alla Boval, ed era un 29 agosto anche allora (del 1939). La coincidenza con quel luogo, in quel preciso giorno, aveva prodotto in me un’emozione molto intensa che non riuscivo a superare.
Per un momento ho pensato che l’Osservazione non fosse riuscita per questo motivo. Fino ad allora avevo sempre cercato di far arretrare emozioni, ricordi e associazioni per non utilizzare il luogo come supporto di un’esperienza personale. Qui, invece, il ricordo non arretrava, ho quindi deciso di provare a comprenderlo. Ed è stato proprio questo smettere di chiedergli di arretrare, che ha permesso al campo di aprirsi.
Non ho cercato di immaginare che cosa mio nonno avesse visto, provato o pensato, anche perché non potevo saperlo. Ho mantenuto il fatto in sé: lui era stato lì e io ero lì, nello stesso giorno ad anni di distanza. Così per un momento, due presenze appartenenti a tempi differenti, hanno potuto partecipare allo stesso luogo. Non attraverso uno scambio di sguardi, ma attraverso la coincidenza della posizione da cui lo sguardo veniva rivolto verso il paesaggio.
Parole raccolte sul posto
“Forse il punto d’accesso, questa volta, è lasciare che anche la mia emozione possa partecipare a questo panorama”
“Il punto d’accesso è lo sguardo che è stato posato da mio nonno su questo ghiacciaio tanti anni fa e che io ci pongo sopra oggi”
“Non è come essere guardati: è come guardarsi”
Frammenti della registrazione vocale realizzata sul posto. Il parlato è stato lievemente editato per facilitarne la lettura.
La forma relazionale dominante
Coesistenza. Due presenze appartenenti a tempi differenti partecipano per un momento allo stesso campo senza annullare la distanza che le separa. La presenza attuale mia e quella ricordata di mio nonno non diventano contemporanee in senso cronologico, ma risultano compresenti nella configurazione percettiva.
La Coesistenza assume qui una forma temporale e situata. Non riguarda semplicemente due elementi presenti nello stesso spazio, ma due posizioni dello sguardo che coincidono nello stesso luogo a distanza di molti anni. Il punto decisivo non è immaginare ciò che mio nonno abbia visto o provato, ma poter riconoscere che quella stessa posizione è stata abitata da due presenze appartenenti a durate diverse.
Le forme secondarie
Riemersione. La presenza di mio nonno riaffiora nel campo attraverso una configurazione presente, senza essere ricostruita né resa identica a ciò che era. Non riaffiora un’immagine né la sua esperienza alla Boval; a riaffiorare è il fatto della sua presenza in quel luogo, reso nuovamente leggibile dalla posizione occupata da me.
La Riemersione assume qui una configurazione diversa da quella dell’Osservazione 007. Là una presenza passata riaffiorava attraverso trasformazioni materiali rimaste nel paesaggio; qui riaffiora attraverso la coincidenza fra luogo, memoria e posizione dello sguardo.
Rivelazione reciproca. Il luogo presente rende nuovamente leggibile una presenza ricordata; quella presenza modifica a sua volta il modo in cui il luogo viene guardato. La relazione emerge dalla coincidenza fra queste due condizioni senza che una venga utilizzata per spiegare l’altra.
Vastità abitabile. L’immensità del panorama, inizialmente difficile da attraversare, diventa capace di comprendere anche una presenza proveniente da un’altra durata. La vastità non disperde l’emozione e il ricordo, ma permette loro di partecipare senza saturare il campo.
Le qualità
La configurazione è vasta, intensa e raccolta nello stesso tempo. L’ampiezza fisica del paesaggio permette a una relazione molto intima di esistere senza occupare completamente il campo.
La forma è profonda e stratificata temporalmente, ma rimane nitida: presente e passato non si confondono. È una compresenza ravvicinata nonostante la grande distanza cronologica, capace di mantenere insieme intimità e immensità.
La qualità emotiva è forte, ma non costituisce la struttura dell’Osservazione. L’emozione accompagna la relazione e ne misura forse l’intensità; non è ciò che il luogo “produce” né il significato che gli viene attribuito.
I fenomeni percettivi
Riaffioramento. Una presenza appartenente al passato torna improvvisamente percepibile nel campo attuale. Non riaffiora come immagine o ricordo narrativo, ma come possibilità di partecipazione allo stesso luogo.
Compressione della distanza temporale. Gli ottantasette anni che separano le due presenze rimangono cronologicamente intatti, ma per un momento cessano di funzionare come una distanza percettiva assoluta. I due tempi possono partecipare alla stessa configurazione.
Sfasamento. Il campo contiene simultaneamente presenze appartenenti a durate differenti. Non vengono fuse in un unico presente: rimangono temporalmente distinte mentre occupano la stessa configurazione percettiva.
Convergenza. Luogo, data, posizione presente e memoria della presenza del nonno convergono temporaneamente in uno stesso punto relazionale. Nessuno di questi elementi, da solo, sembra sufficiente ad aprire il campo.
Attrazione percettiva. Una volta emersa la relazione, la posizione presente e quella ricordata iniziano a richiamarsi reciprocamente, rendendo sempre più leggibile la loro coincidenza.Quando ciò che non c’è più amplia la presenza
Quando il ricordo può restare nel campo
Questa Osservazione mette in discussione una regola che aveva accompagnato fino a quel momento la ricerca: allontanare ricordi, emozioni e associazioni per evitare di interpretare il luogo attraverso la propria esperienza. La 008 non dimostra che questa precauzione fosse sbagliata, introduce però una distinzione. Un ricordo può diventare un filtro quando viene utilizzato per giudicare ciò che appare, confrontarlo con ciò che era o attribuirgli significati provenienti dall’esperienza personale. In questo caso il presente rischia di essere letto attraverso qualcosa che gli viene sovrapposto.
Qui il ricordo ha funzionato diversamente. Non ha spiegato il paesaggio, né permesso di sapere che cosa mio nonno avesse visto o provato, e nemmeno trasformato il ghiacciaio in simbolo di una storia familiare. È rimasto semplicemente nel campo come un’altra presenza: il sapere che, in un altro momento, una persona appartenente alla mia storia era stata nello stesso luogo.
L’incontro sembra essersi aperto proprio quando questa presenza ha potuto rimanere senza essere interpretata. La distinzione potrebbe quindi non essere fra ricordo ammesso e ricordo escluso, ma fra ciò che viene utilizzato per spiegare il reale e ciò che può partecipare alla configurazione senza pretendere di definirlo.
Una questione aperta
La 008 apre forse una delle questioni metodologiche più delicate emerse finora. Se l’incontro riguarda ciò che accade fra osservatore e luogo, è davvero necessario che tutto ciò che appartiene alla storia dell’osservatore arretri? Oppure alcune presenze provenienti dalla memoria possono entrare legittimamente nel campo, purché non vengano utilizzate per attribuire intenzioni, significati o esperienze al luogo?
Si apre quindi una domanda: quando un ricordo è una proiezione e quando, invece, può diventare una presenza della relazione?
La differenza potrebbe dipendere dal modo in cui viene utilizzato. Un ricordo che spiega, interpreta o completa ciò che non sappiamo rischia di sostituirsi all’osservazione. Invece un ricordo che rimane situato, senza pretendere di dire altro da ciò che effettivamente sappiamo, potrebbe diventare uno degli elementi con cui il presente può entrare in relazione.
Questa Osservazione suggerisce inoltre che la memoria non debba essere considerata soltanto come qualcosa che riporta il passato nel presente. Potrebbe essere una delle modalità attraverso cui tempi differenti diventano temporaneamente compresenti senza perdere la propria distanza.