OSSERVAZIONE 009

Alla Chamanna Boval · Morteratsch

29 agosto 2026 · ore 16:04

46.41511° N, 9.92515° E

Quando lo sguardo ha smesso di misurare il ghiacciaio attraverso ciò che non era più, sono diventate visibili le presenze che stavano emergendo dal ghiaccio.

Il luogo e il momento

Era pomeriggio e il sole illuminava con forza il sistema glaciale davanti alla Capanna Boval. La lingua del Morteratsch mostrava numerosi crepacci e una superficie molto irregolare. Più in alto si distinguevano il ghiaccio vivo, la neve recente sulle cime, una fascia rossastra e molte rocce che emergevano progressivamente dalla massa glaciale.

Da diversi punti scendevano corsi d’acqua molto rumorosi. Alcune nuvole provenienti dalla valle sfioravano le cime e, durante l’Osservazione, si è alzato il vento. L’intero campo era attraversato da acqua, calore, movimento e suono.

Inizialmente guardavo il ghiacciaio attraverso ciò che sapevo del suo ritiro. Il caldo, la perdita di massa e la scomparsa dei ghiacciai costituivano un riferimento molto forte e rendevano quasi inevitabile leggere le rocce affioranti come prova di ciò che non era più coperto dal ghiaccio.

Quando ho provato a lasciare arretrare questo confronto, lo sguardo ha iniziato a organizzarsi diversamente. Sono state le rocce a diventare evidenti, ma non apparivano più soltanto come ciò che il ghiacciaio lasciava scoperto. Sembravano invece attraversare una soglia: da una condizione interna alla massa glaciale diventavano presenze esposte all’aria, al sole, all’acqua e al vento.

La superficie del ghiaccio appariva attraversata da aperture, fratture e discontinuità, ma ciò che emergeva da queste rotture riusciva ad acquistare una presenza propria. Il campo, inizialmente letto attraverso una sottrazione, è diventato improvvisamente molto vitale.

Parole raccolte sul posto

“Li stavo guardando attraverso quello che non sono più. E invece, rimanendo qua a guardarli senza paragone con il passato, sono diventate evidenti queste rocce che stanno fuoriuscendo”

“Sento tantissimo questo sbucare fuori, questo rompere il ghiaccio per uscire, questa rottura”

“È tutto molto vitale, molto vivo. Questa spaccatura, questo respiro verso l’esterno, è proprio un respiro a pieni polmoni delle rocce”

Frammenti della registrazione vocale realizzata sul posto. Il parlato è stato lievemente editato per facilitarne la lettura.

La forma relazionale dominante

  • Definizione. Le rocce acquistano progressivamente consistenza percettiva attraverso la trasformazione del campo che le circonda. Finché lo sguardo rimane organizzato dalla perdita del ghiaccio, vengono lette soprattutto come conseguenza del suo ritiro. Quando quel confronto arretra, diventano presenze riconoscibili in sé, con una propria forma, una propria superficie e una nuova relazione con ciò che le attraversa.

    La Definizione non coincide qui con stabilità o immobilità. È proprio attraverso la trasformazione che le rocce sono diventate più presenti.

Le forme secondarie

  • Attraversamento. Il campo è attraversato da una trasformazione che modifica le relazioni fra ghiaccio, roccia, acqua, aria e luce. Il ritiro del ghiaccio non produce soltanto un cambiamento quantitativo: modifica il modo in cui le presenze possono apparire e partecipare alla configurazione.

  • Permeabilità. Le rocce che emergono entrano in una condizione di maggiore esposizione. Aria, acqua, sole, vento e variazioni atmosferiche iniziano a partecipare direttamente alla loro presenza. Ciò che prima era separato dalla massa glaciale diventa attraversabile da nuove relazioni.

  • Emersione · ipotesi. Una presenza diventa percepibile attraverso il venir meno o l’apertura di ciò che prima la conteneva o la ricopriva. Le rocce non riaffiorano come memoria e non sono un’assenza resa definita: entrano direttamente nel campo acquistando una nuova evidenza. Resta da verificare se questa dinamica possa essere descritta dalle forme già esistenti o se richieda una forma relazionale autonoma.

Le qualità

La configurazione appare aperta, intensa e molto vitale. La rottura non ha prodotto una sensazione di disgregazione del campo, ma piuttosto è diventata il punto attraverso cui nuove presenze hanno potuto acquisire evidenza.

La forma è netta, energica, espansiva e respirante. Le rocce emergono con una qualità quasi corporea, mentre acqua, rumori, vento e luce mantengono il campo in movimento.

La vitalità non deriva dall’idea che ciò che sta accadendo sia positivo o negativo. È una qualità percettiva della configurazione: molte relazioni diventano simultaneamente attive proprio nel punto in cui una struttura precedente si modifica.

I fenomeni percettivi

  • Inversione figura/sfondo. Il ghiacciaio, inizialmente centro quasi inevitabile dello sguardo, arretra parzialmente. Le rocce affioranti, prima leggibili soprattutto come elementi secondari della superficie glaciale, acquistano centralità.

  • Nitidizzazione. Quando arretra il confronto con lo stato precedente del ghiacciaio, le rocce emergono con una chiarezza nuova. Diventa leggibile non soltanto la loro presenza, ma il passaggio fra essere contenute nel ghiaccio ed essere esposte.

  • Slittamento di scala. Elementi relativamente piccoli rispetto all’immensità del sistema glaciale acquistano una presenza capace di organizzare l’intero campo.

  • Attrazione percettiva. Una volta riconosciuto il primo affioramento, lo sguardo inizia a individuare altre rocce, fratture e punti di emersione. Le presenze si richiamano e costruiscono progressivamente una configurazione comune.

  • Attraversamento diffuso. La trasformazione non riguarda un solo punto. Acqua, vento, calore, ghiaccio e rocce modificano lentamente l’intero campo senza una cesura unica e localizzabile.

Vedere ciò che appare dentro una perdita

Questa Osservazione non contraddice la constatazione che il ghiacciaio stia diminuendo, modifica però la domanda rivolta a ciò che appare. Finché lo sguardo rimane organizzato dal confronto fra il ghiacciaio presente e quello passato, ogni nuova roccia può essere letta principalmente come misura di una perdita. Il dato è reale, ma occupa quasi interamente il modo di vedere.

Quando questo confronto arretra, la stessa trasformazione rende leggibile anche altro. Le rocce acquistano presenza. Le superfici prima ricoperte entrano in nuove relazioni con aria, acqua, calore e luce. Il campo non diventa meno trasformato, ma diventa più complesso.

La 009 suggerisce quindi che sospendere un giudizio non significhi negare ciò che sappiamo, significa invece impedire che quella conoscenza decida in anticipo tutto ciò che è possibile vedere. In questo senso, il punto d’accesso non è stato semplicemente una roccia, ma è stato il momento in cui la roccia ha potuto cessare di essere soltanto la prova di qualcos’altro.

Una questione aperta

La 009 introduce una dinamica che il lessico attuale non descrive ancora completamente.

  • La Riemersione riguarda presenze che tornano a rendersi percepibili attraverso nuove configurazioni. Qui, però, le rocce non ritornano percettivamente da un passato già conosciuto.

  • L’Assenza definita riguarda ciò che manca e acquista forma attraverso ciò che lo delimita. Qui, invece, il centro è proprio qualcosa che compare.

  • La Definizione descrive bene l’aumento di consistenza delle rocce, ma forse non esaurisce il passaggio attraverso cui qualcosa precedentemente coperto entra per la prima volta nel campo.

Per questo rimane aperta l’ipotesi di una forma che potremmo chiamare provvisoriamente Emersione: può esistere una configurazione relazionale nella quale il venir meno di una presenza non rende principalmente percepibile la sua assenza, ma permette a un’altra presenza di acquisire accesso al campo?

Un secondo problema riguarda l’Accoglimento. Durante la registrazione compare l’intuizione che le rocce appena esposte possano, nel tempo, accogliere muschi, licheni e altre forme di vita. Questa possibilità appartiene però soprattutto a una proiezione verso ciò che potrebbe accadere. Non è quindi sufficiente, in questa Osservazione, per riconoscere l’Accoglimento come forma già presente.

Ciò che è fenomenologicamente più solido è l’apertura di nuove possibilità relazionali.

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