Cronache montane

4 novembre 2026, ore 11:03
Senda Segantini, Champfèr – St. Moritz

Mi trovo all'inizio della Senda Segantini, il sentiero che parte da Champfèr e procede verso nord, in direzione di St. Moritz Dorf.

La giornata è soleggiata, con nuvole che lasciano spazio a tratti di cielo azzurro. Il sole, quando appare, splende in tutta la sua forza, eppure si capisce che non è più quello estivo. È un sole pallido, anche quando non è coperto da alcuna velatura.

Sul sentiero sono già stati posizionati i paletti rosa che delimitano il percorso invernale.

Alla mia sinistra, l'erba secca illuminata dal sole appare quasi bianca.

I larici sono arancioni, di quell'arancione che viene dopo l'oro, e il sentiero davanti a me è completamente ricoperto dai loro aghi dorati.

Ai bordi ci sono gli steli secchi dei lupini, quelli che d'estate portano i fiori viola. Le foglie sono ancora attaccate agli steli, e quando arriva il vento producono un rumore simile a quello della pioggia. È un ticchettio leggero; è un ticchettio di foglie secche.

Le ombre degli alberi attraversano il sentiero e gli danno ritmo. Nell'aria scende ancora qualche ago di larice che va a occupare, per un istante, lo spazio vuoto tra gli alberi e il terreno.

C'è un odore che chiamo di selvaggina, anche se non so se sia davvero quello. Mi ricorda il pelo degli animali selvatici. Forse è semplicemente l'odore dell'autunno, del manto selvatico della terra.

In questo momento il vento è molto lieve.

Sulla destra ci sono un paio di alberi morti, ancora in piedi, con i rami secchi protesi verso il sole.

Una beccaccia ha appena sorvolato il sentiero.

Uno scoiattolo mi vede e sale velocemente lungo un tronco. Si ferma su un rametto a guardare, poi riprende a salire, girando a spirale intorno al tronco come fanno gli scoiattoli quando si arrampicano sugli alberi.

A terra ci sono le foglie dei lamponi selvatici. Sono marrone scuro da un lato e quasi bianche dall'altro. A seconda di come sono cadute, formano zone chiare e scure, creando una specie di scacchiera al suolo.

Sul sentiero soltanto i sassi più grandi emergono dal tappeto di aghi di larice.

Tra poco questo tratto non sarà più percorribile a piedi, perché diventerà parte della pista da sci. Sono già stati posizionati i cannoni da neve e presto cominceranno a produrre la neve artificiale necessaria a preparare il fondo delle piste.

Sulla sinistra c'è un tratto di bosco dove sono stati tagliati gli alberi.

Nel terreno sono rimaste le parti più basse dei tronchi, quelle vicine alle radici. Le radici sono nodose, contorte, ed emergono dal suolo. Hanno la forma di scarabocchi, come quei segni che si tracciano su un foglio mentre si parla al telefono. Sono disegni inconsapevoli, fatti dalla mano mentre l'attenzione è altrove, che oggi invece ritrovo qui, nel bosco.

Un larice ancora ricoperto di aghi gialli, fitti e dorati, spicca fra tutti gli altri. Gli alberi attorno hanno già perso gran parte degli aghi. Sembrano essere un passo o forse due più avanti, nel tempo.

Sul sentiero è caduto un rametto di larice ancora carico di aghi dorati. È appoggiato su un terreno ricoperto dagli stessi aghi, ma lo si distingue per il loro ordine. Sul rametto sono ancora riuniti in piccoli ciuffi, disposti uno dopo l'altro lungo il ramo. A terra, invece, sono sparsi in tutte le direzioni.

Su una foglia di lampone ci sono delle gocce di rugiada. Si trovano sul retro della foglia, quello quasi bianco e un po' ruvido su cui le gocce riescono ad adagiarsi meglio.

La foglia è caduta sul sentiero, in mezzo agli aghi di larice. Eppure a colpire non è il suo colore bianco, ma la forma rotonda delle gocce.

Piccole palline d'acqua in mezzo a un sentiero fatto soltanto di sottili righe dorate.

Da dove sto è tutto.

A voi la linea.

Avanti
Avanti

Sulla giusta distanza