13 giugno 2026
S2 · #1
Osservazione 001
Lej Nair, 09:44
Come un’osservazione è diventata un dipinto
Il 24 maggio, alle 9:44 del mattino, mi trovavo al Lej Nair. Non ero lì per cercare un’immagine e nemmeno per cogliere un istante. Sapevo però, per certo, che la mia presenza in quel luogo c’entrava con la pittura. Non era un ritorno ma un proseguire. E non di qualche cosa che era stato messo in pausa per quasi tre anni, ma di qualcosa che in tutto questo tempo aveva continuato a svilupparsi e a radicarsi in altri modi.
La pittura, per me, è un mezzo. Il fine resta sempre legato alla possibilità di entrare in relazione con il reale. E non il reale che conosco, desidero o temo, ma quello che si mostra malgrado me. In questi anni ho cercato di approfondire proprio quella cosa lì. L'ho fatto con gli istanti, l'ascolto, la ricerca e lo studio. Tutti strumenti che mi hanno permesso di attraversare un pezzo importante del cammino.
Un po’ come nella metafora buddhista della zattera, dove per ogni tratto occorre usare il giusto mezzo. E cioè che se una cosa ti ha aiutato ad attraversare un fiume, una volta arrivati dall’altra parte puoi lasciarla andare anche se per un po’ è stata il tuo mondo. Non perché quella cosa fosse sbagliata, ma perché ha compiuto il proprio lavoro. D’altronde, se davanti hai un bosco, una zattera serve a poco.
Negli ultimi anni, infatti, mi son messa ad attraversare una foresta. Ora ho però la sensazione di trovarmi nuovamente davanti a un fiume e sento che, se voglio proseguire (e quindi approfondire), ho bisogno di costruirmi nuovamente una zattera. Ecco quella zattera per me, adesso, è ancora lei: la pittura. Ed è solo un caso (o forse no) che l’altro giorno mi trovassi davvero sulle rive di un lago: il Lej Nair.
Ero lì perché volevo provare a stare nel campo per osservare cosa sarebbe riuscito a tenere assieme il momento, e cioè attorno a cosa si sarebbe organizzato. Un po’ quello che faccio da tempo quando colgo istanti. C’era il lago, il bosco attorno, il vento, i rumori, le persone che passavano, le increspature dell'acqua, una mosca, un pesce, e così via. Ho registrato un messaggio vocale di undici minuti cogliendo le cose, le forme, le qualità, i fenomeni e tutto ciò che mi sembrava partecipasse “alla tenuta”.
Tornata in atelier, ho riascoltato la registrazione per meglio affinare ciò che sul momento è apparso e poi via: tela, acqua, pennarelli, colori e loro, le forme. Ed è così che è nato il primo dipinto della serie Osservazioni.
L'ho intitolato: Osservazione 001 — Lej Nair · 09:44
Il luogo
Lej Nair, Engadina
24 maggio 2026 · ore 9:44
Coordinate: 46.47104° N, 9.81924° E
Frammenti
Qui alcuni frammenti della registrazione fatta quel mattino.
“Il reale in questo momento permea. Una cosa permea nell'altra, ma non come una forma di accoglienza, ma proprio come una forma che permette quello scambio per sua natura. Quando arriva qualcosa, questo inizia a partecipare al campo senza diventare dominante”.
Mentre osservavo, mi accorgevo che il tempo stava cambiando qualità. Non sembrava rallentare perché accadesse meno, ma perché ogni presenza potesse apparire senza essere immediatamente sostituita da quella successiva.
“Il tempo sembra rallentare un po', proprio per permettere a tutto di partecipare, di essere visto. Ma non perché deve essere aspettato, qui nulla è stato lasciato indietro. È un tempo giusto per ogni cosa, è sempre lo stesso anche se le cose accadono in momenti diversi. È un tempo giusto perché allargato”.
Nella registrazione non stavo cercando di descrivere gli elementi presenti nel luogo, ma la qualità della relazione che stava emergendo tra loro.
“La forma della relazione è stabile. Respira ed è luminosa, è definita, è sia silenziosa che pulsante, nel senso che è un silenzio vivo, animato. Non è né aperta né trattenuta, ma per me è sia netta che porosa. È continua, non è intermittente, è molto presente”.
È stato mettendo poi tutto questo su tela, che ho compreso come le forme che stavano tenendo assieme quel momento potessero finalmente non solo essere percepite, ma anche osservate.
Che cosa è emerso
Fra le diverse forme presenti, due sono quelle centrali.
Coesistenza
La forma più evidente era una particolare modalità di stare insieme. Il lago, il bosco, il vento, i rumori, le persone e gli animali non apparivano come elementi separati. Ognuno manteneva la propria identità ma partecipava nel contempo allo stesso campo. Nessuna presenza prevaleva sulle altre. Si definivano reciprocamente, lasciandosi attraversare dalle stesse condizioni.
Vastità abitabile
L'altra forma che si è chiarita sempre di più era una sensazione di ampiezza accogliente. Lo spazio era sì vasto, ma non distante. Nulla appariva irraggiungibile o estraneo. Anche ciò che si trovava lontano partecipava alla stessa continuità. Non era una vastità che separava, ma una vastità che permetteva di abitare il campo senza interromperlo.
Accanto a queste erano presenti anche altre forme, meno imponenti ma comunque significative. Nell'analisi sono emersi inoltre fenomeni e qualità che hanno contribuito a definire l'esperienza. Insieme, questi elementi hanno dato forma a ciò che stava accadendo, e il dipinto prova a restituire proprio quel modo di stare insieme.
Osservazione 001
Come dicevo, l’opera non rappresenta il paesaggio o le presenze incontrate quella mattina, ma nasce dal tentativo di restituire le forme che hanno organizzato quel momento e reso percepibile la relazione tra le sue parti.
È la prima volta che il dipinto emerge direttamente dall’osservazione del reale, raccolta nel momento stesso in cui accade.
L'ho chiamato: Osservazione 001 — Lej Nair · 09:44
Chi desidera approfondire il processo, vedere ulteriori immagini dell'opera e conoscere le altre forme, qualità e i fenomeni emersi, può visitare la pagina dedicata al dipinto.
Che cosa significa osservare artisticamente il reale?
Mentre lavoravo a questo primo dipinto, ho sentito il bisogno di approfondire come e se fosse cambiato il modo con cui mi sono posta a bordo lago.
Ho così cercato di capire meglio cosa significhi, per me, osservare artisticamente il reale. Non come tecnica o metodo, ma come postura: un modo di stare di fronte a ciò che accade senza sapere in anticipo che cosa emergerà. Una sorta di osservazione senza scopo, desiderio o necessità, insomma.
Ho raccolto queste riflessioni in un approfondimento.
Ciò che resta
Oggi, quando guardo il dipinto, non vedo una scena astratta. Riconosco chiaramente la struttura relazionale che ho incontrato nel reale.
Ed è proprio questo che mi sta aprendo nuovi, e per me interessantissimi, punti di accesso a ciò che mi circonda. Non al mondo che già conosco o che interpreto attraverso le mie idee, i rischi o le aspettative, ma a quello che si manifesta quando partecipo senza pormi al centro.
Di sicuro la mia pittura non serve a rappresentare un luogo, ma credo possa restituire la forma attraverso cui quel luogo è apparso.
Un po' come accade con il vento, che non lo possiamo vedere direttamente ma lo riconosciamo quando muove l'erba, increspa l'acqua o attraversa i rami di un albero. Anche le forme che emergono nel reale non si vedono come si vede un lago o una montagna, ma si manifestano attraverso il modo in cui le cose si organizzano, si influenzano e stanno insieme.
Ecco: la mia pittura, per come la sto praticando oggi, è il tentativo di rendere percepibile proprio quel movimento lì. A volte il dipinto sarà relativo a un luogo e a un momento, altre sarà la somma di più momenti nello stesso luogo oppure ancora più luoghi in più date, ancora non so.
Di sicuro c’è che da quando ho realizzato Osservazione 001, continuo a osservare. E ogni volta imparo qualcosa di nuovo sulla postura che posso tenere per rapportarmi in modo sempre meno predefinito al mondo.
In questi giorni ho inoltre iniziato una nuova tela, nata dalle coordinate 46.42800° N, 9.85906° E. Allo stesso tempo sto provando a lasciare che forme colte in luoghi e momenti differenti possano incontrarsi, influenzarsi e dialogare tra loro.
Diciamo che non so ancora dove porterà questa ricerca ma è proprio per questo, cioè il non sapere dove mi porterà, che mi fa amare profondamente la mia nuova zattera.
Lieti momenti
Giada